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Un cammello lemme lemme,
con il passo lento lento,
passeggiava con gran flemma
per i pascoli in Maremma.
Il dilemma della mamma:
come fargli far la nanna?
Chiese in fretta ad un fachiro
d’assopirlo come un ghiro.
“S’è addormuto in un istante”
dichiarava l’elefante
col suo accento un poco strano
simil al napoletano.
Passan ore, giorni, mesi,
nei villaggi e nei paesi
si continua a chiacchierare
dell’abbiocco eccezionale.
Il fastidio che può dare
quel serafico ronfare
giunse scritto su un papiro
nelle mani del fachiro.
Tutta la popolazione
era in grande agitazione
non potendo riposare
pel baccano del russare.
Il fachiro costernato
si scusò col vicinato
e provvide in un istante
a svegliare il ruminante.
Dopo essersi destato,
tutto bello riposato,
il cammello nel pancino
sentì un certo languorino.
Pian pianino, pian pianino,
bocconcin per bocconcino,
esaurì per la gran fame
le provviste del reame.
Che sventura, che flagello,
per la gente quel cammello!
“Presto, voglio quel fachiro!”
Tuonò subito l’Emiro.
Dal Sovrano inferocito
il fachiro fu ammonito
a partir con l’animale
“o sennò finisce male”.
Da quel dì se in un reame
si patisce per la fame
di sicuro nel castello
c’è un fachiro
con cammello.
R.C. |