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Caro
mio adorabile maschio,
Questa volta ho
volutamente ribaltato lo schema da te inventato e per la Festa di noi
Donne saro’ io a fare gli auguri a te, maschio oramai compassato,
sebbene contemporaneo ai miei sentimenti.
Per anni hai fatto in
modo che il tuo stereotipo commerciale puntasse su di noi, quasi esseri
inferiori, facendo fortune ignobili, corteggiandoci, eleggendoci a
regine, immolando a nome nostro fiumi di inchiostro, riviste patinate e
poveri innocenti fiori.
Non hai mai pensato che
noi avremmo potuto essere nuovamente sconfitte, da un tuo eterno gesto
di sopraffazione, ne’ mai hai riflettuto che anche noi potessimo avere
il piacere (non solo il gusto) di poterci esprimere per quello che siamo
e non per quello che tu, maschio padrone, vorresti che noi fossimo.
Sai, in un momento di
relax dopo una notte passata con te, ho riflettuto sulla tua grande
fragilita’ ed impotenza nella lotta del quotidiano essere. Tu, maschio,
hai inventato il reggiseno affinche’ noi coprissimo una parte del nostro
corpo a te invereconda da un lato, ma sempre attraente da un altro lato.
Tu, maschio, hai fatto si’ che la storia tramandasse che per colpa di
una donna gli uomini si confrontassero animalescamente in guerre ove
milioni e milioni di persone sarebbero decedute per scopi ben lontani
dal far piacere ad ella. Tu, maschio, hai inventato la moda, i modi, le
mode non per noi donne ma per un tuo puro potere; cosi’ come sei stato
tu ad inventare la pornografia, per un tuo puro specifico piacere a
scapito di noi donne, tue umili arabe schiave.
Non hai mai preso di
petto la situazione per analizzarla nei suoi aspetti e cercare nei
limiti di garantire almeno una parita’, tra di noi. Poeti, pittori,
saggisti, letterati (tutti maschi) hanno da sempre cantato lodi a noi
donne con l’unico scopo di conquistare il potere e la fama, non la donna
prefissata. A nessuno di voi maschi e’ apparso fosse giusto che anche
una donna potesse esprimere se stessa in tutti i suoi aspetti.
Dall’alba (ieri) al
tramonto (oggi) della storia la realta’ e’ sempre uguale. Tu lavori, io
pure. Tu torni a casa stanco, io non lo posso essere. Tu chiedi la cena
e ti isoli in essa senza pensare che esisto. Tu chiedi l’amore, prima di
dormire, senza pensare che io potrei non averne voglia. Tu mi penetri,
mi sbatti, senza il minimo ritegno dopo aver rotto gli indumenti che tu
stesso hai richiesto indossassi, come fossi una bambola, senza nemmeno
immaginare che potrei nausearmene di queste tue attenzioni puramente
terrene.
Di me ti sei preso
tutto: il mio corpo, il mio sesso, il mio cuore, i miei sentimenti. Come
se tu fossi il padrone di tutto, dimenticandoti che la vita la possiamo
dare solo noi. Tu non sai il male che fai, il dolore che generi, il
vuoto che lasci, l’amarezza che crei, cosi’ facendo, cosi’ essendo,
cosi’ volendo.
La tua forse e’ una
ribellione all’errore che Madre Natura ha fatto creandoti maschio,
privandoti del seno e della gravidanza e mettendoti addosso un batocchio
di cui non sai che fartene, anche se per esigenze da qualche parte lo
devi mettere, pur senza sapere se dove lo poni sia giusto o meno.
In questa giornata di
femminismo “editoriale” (quello vero e’ ben altra cosa) ti scrivo una
lettera aperta, affinche’ tu possa rivedere il tuo modo di essere e
comportarti. Impara a ragionare e vedere le cose con entrambe le parti
del cervello, rifletti prima di pensare, agisci con istinto naturale,
perseguisci i tuoi scopi nel giusto ed impara ad amare me donna,
evitando i tuoi archetipi nostalgici di maschilismo che non approdano a
nulla, se non al tuo solitario piacere. Prova a vivere con me al mio
pari, seguendo me e i miei istinti, amando me e te contemporaneamente,
lasciandoti guidare da chi la vita la genera e non la toglie.
Sono certa che oggi
vorresti regalarmi un mazzo di mimosa, portarmi a cena in un luogo
nuovo, mi vorresti discinta o sexy e terminare la serata in un letto,
ove tu potresti dimostrare la tua virilita’ spogliandomi, penetrandomi,
prendendomi e fare di me il tuo segreto oggetto del desiderio. Senza
pero’ pensare se a me tutto questo possa o meno piacere. A te questo non
interessa, lo so.
Eppure sapessi come
sarebbe tutto piu’ bello se questa volta io potessi rovesciare la
situazione delle cose. Se fossi io ad invitarti a cena, mandandoti
l’invito con dei fiori ed entrassi nel ristorante vestita di tutto
punto. Se fossi io a farti capire il mio amore ed il mio desiderio con
solo i miei occhi e ti spogliassi completamente, in una stanza
qualunque, ove potessi prendere la mia rivincita utilizzando il tuo
batocchio, ascoltando la tua voce che mi invita a farlo senza pero’
darti alla vista nulla di me tranne il mio orgasmo sopra di te. Come
sarebbe tutto diverso, dopo; anche un semplice bacio sarebbe diverso e
di gusto piu’ intenso. Come saprei fare della tua vita perennemente
votata al lavoro, un sogno senza fine, dal quale nessuno di noi due
vorrebbe piu’ svegliarsi.
Ma tu, eterno bambino,
passi la vita vedendo in me solo una madre, una sorella, un’amica, una
nonna. Dimenticando che io sono una semplice donna, felice di esserlo ma
eternamente infelice di capire che da sempre io sia solo ed unicamente
il tuo segreto mistero.
Lascia che sia io, ora,
a dirigere l’orchestra, che possa essere me stessa nell’esprimermi, che
sia io ad alzare la gonna e condurre l’amplesso, che sia io a parlare
d’amore, che possa decidere io chi essere e che cosa fare. Lascia il mio
libero sfogo morale, spirituale, sentimentale, sessuale, lavorativo.
Permettimi di parlare ed esprimere le mie idee e lascia che la tua
rondine abbandoni il suo nido, per volare nei cieli in cerca del proprio
compagno.
Con amore, da una donna
qualunque ad un uomo qualunque. Nel giorno piu’ bello di primavera.
Cristina Pasquino
(Netherland, 8 marzo 2006)
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