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IL LAVATOIO PUBBLICO VISTO DA ADA NEGRI
Ada Negri (Via Cavour)
Ada Negri (Lodi, 1870 - MIlano, 1945) fu ospite di Spotorno negli anni '30, e così ricorda:
[...] dai muri di cinta crollano masse fiorite di rampicanti, pendono sontuosi drappi di buganvillee d'un viola che arde: s'elevano i flabelli
delle palme, le cupole gialle, scarlatte e rosee degli oleandri, così fitti di corolle da sembrar mazzi giganti composti da un mago giardiniere [...] di qui passano con i carretti i venditori di pesce e di frutta, i portatori di ghiaccio, vino, carbone, gli erbivendoli,
i merciai ambulanti: le massaie con le borse della spesa quotidiana, i bei ragazzi mezzo nudi e neri come diavoli, le donne che portano al lavatoio pubblico cumuli di biancheria, e la riportano indietro detersa, attorcigliata a serpe, stillante nei capaci mastelli
retti sul capo difeso dal cercine. Alte, fatte a colonna, grosse di polpacci e di caviglie, tengono in bilico il greve peso con l'equilibrio di ginnaste: non par nemmeno che s'affatichino: lo sforzo non si vede: forse non c'è[...]Tutti si fermano, sostano qualche
minuto, in chiacchere. Piccola, a triangolo, la riempono, senza ombreggiarla, tre alti alberi in fiore dal profumo quasi asfissiante.
Ada Negri fu un’insegnante di umili origini che riuscì ad acquisire notorietà nell’ambiente letterario e successo presso il pubblico. Collaborò a numerose riviste e
quotidiani, e nel 1940 fu accolta nell’Accademia d’Italia. Esordì a fine Ottocento con poesie di forma tradizionale, e di ispirazione umanitaria, socialista o femminista, per poi scrivere versi di gusto dannunziano e di tono quasi diaristico. Nelle sue ultime liriche
emerge con forza una concezione cristiana della vita. Le prose evocano spesso la fanciullezza dolorosa, con descrizioni di umili interni e umane solitudini. |