Avevo un aquilone bellissimo,
grande come una di quelle nuvole,
e si vedeva bene in mezzo al bianco,
si vedeva anche nell'azzurro
ed era cosė leggero,
cosė solo.
Correvo in quel prato gigantesco,
ero un marmocchietto scalmanato,
le braccine si agitavano veloci,
sgambettate furiose, incessanti,
solcavo il mare verde fermo sotto i piedi,
sembravo un puntino sospeso
senza meta.
Nulla mi fermava quando correvo,
il mio movimento era casuale,
spinto da una forza indefinibile,
pensavo solamente a far restare in cielo
quell'aquilone quasi silenzioso,
tendevo il filo e percepivo,
sentivo il vento nelle mani,
mani piccolissime.
Mi bloccavo all'improvviso,
quando non serviva pių correre,
sapevo che l'aquilone era in bilico,
librato lassų dove nulla é necessario
per mantenersi stabili...
ero sereno, felice.
Poi ricordo nitidamente,
che mi lasciavo cadere di schiena,
sicuro, sorridente, sfinito,
sapevo che quel preciso istante
era tutto mio, ne ero sovrano,
e che l'aquilone rimaneva lā
legato alle mie mani,
mani piccolissime.