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Homo homini lupus
Plauto
«Sbrigati! Che stiamo per morire».
Lo ha detto anche lui che dobbiamo aspettare il vuoto.
«Urla! Che non ti sento».
Lo ha detto lui di stare in silenzio.
«Annuisci! Che impari più in fretta il costume della
vita».
Lo ha detto lui di non muovermi.
«Suicidati! Che verrai ricordato più di lui».
Lo ha già fatto lui.
Tanto poco importa della vita del comune.
Della vita dello stolto che impoltrito non v’era, ma v’è
diventato.
Poco tanto importa della vita del codardo.
Della vita di quel lui che poltrire m’ha insegnato.
Rocamboleschi affari di stato.
Cimici, soldi e ambasciatori.
Della pace i mandatari.
Ma della morte depositari.
Troppo poco per il gusto del curato
che ansimante assiste la madre del giurato.
Lontana poco troppo è divenuta la luce,
ch’abbagliante ha reso poi, le prove rese al duce.
V’è tristezza.
V’è speranza.
Per la massa dei caduti v’è di nuovo la vergogna
che negli occhi non s’avvista dalla morte delle torri.
Tutto tace. E sol si ode il grido della donna
che interrotta è dal suono di una tromba,
che assiste a cielo aperto all’abisso bandierale,
che nella mani è consegnata come segno di conforto.
Oggi tutto tace: “La speranza è resa dunque
dalle mani del gerarca”.
Mariano Buccino
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