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Sono tutti quanti seduti ad un tavolo,
le stesse facce, gli stessi volti,
la stessa puzza.
Ognuno vestito allo stesso modo,
strangolati dalle cravatte,
convinti che l'abito
faccia il monaco.
Li senti ridere contenuti,
strette di mano brevi,
discorsi tecnici.
Si mostrano grandi,
nella loro materia sanno tutto,
mentre nel resto sono dei perfetti
ignoranti.
Parlano di logiche di comunicazione,
illustrano le mosse da seguire,
si fanno i complimenti a vicenda,
si danno del "Dottore".
Poi alle spalle si pugnalano,
in un assurdo gioco senza regole
sorretto dal denaro che li guida,
infilato nelle mutande.
Sono tutti quanti seduti allo stesso
tavolo,
nella riunione degli impotenti,
nel loro spazio adorano il controllo
di ogni individuo sottostante,
poiché nel mondo fuori
sono larve.
Apri la porta dell'ufficio,
varchi la soglia del luogo del comando,
li vedi mentre guardano fuori dalla
finestra,
mentre fissano il monitor spento,
ed é lì che provi pena e dimentichi le
offese,
poiché sarà il tempo a far giustizia
nelle infinite solitudini.
La riunione degli impotenti,
dei veri poveri.
(D.P.)
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