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Quattro uomini
in fuga (da Gatwick)
1. Da Aksai a Londra
Gatwick
Partenza da Aksai,
Kazakhstan occidentale, alle 12
meno 10 del 9 Agosto 2006.
Si parte con calma, e’
quasi mezzanotte. Alla reception del campo incontro Alberto che
ha chiuso con Aksai (fine contratto) e Giancarlo.
– Che fai, vieni con me? – mi dice
Giancarlo – Partiamo con la mia auto poco prima del pullman, cosi’ possiamo disquisire
sui benefici ecologici del motore
di Schietti ed il viaggio ci sembrera' meno lungo.
- OK – gli rispondo –
mettiamoci d’accordo con Alberto cosi’ facciamo il tragitto in colonna,
come vuole la policy della compagnia.
Due “Toyota Land Cruiser”
lanciati sulle strada che porta da Aksai ad Uralsk. Una strada stretta,
buia, con buche traditrici e automezzi approssimativi.
Bib bip per due o tre volte.
–E’ il segnale di eccesso di velocita’, ma non preoccuparti il
mio autista, aiutato da incomprensibili imprecazioni in russo sta
prendendo le misure. Lui e’ specializzato a non oltrepassare mai limiti
di velocita’ anche se e' sempre al limite - mi dice Giancarlo, poi ci
addormentiamo.
Due ore dopo siamo in
prossimita’ dell’aereoporto. Piazzale deserto.
- Siamo le prime auto, sveglieremo le guardie - Ci diciamo, poi ci
salutiamo,
Alberto e Giancarlo vanno
nella sala VIP, io tapino, mi avvvio nella sala d’aspetto normale, non
ho piu’ nessuno con cui fare il cambio di consegne, il mio sostituto ha
chiuso il contratto.
- Buona notte – dico in
russo ad un poliziotto in borghese che mi guarda svogliatamente.
- Qui non c’e’ nessuno, sei arrivato troppo presto - penso.
Aspetto nel cortile della
sala d’aspetto. Un caldo vento del sud fa stormire gli alberi, profumo
intenso di erbe aromatiche della steppa, nella pace notturna i pochi
lampioni rischiarano un surreale piazzale vuoto, alla Michelangelo Antonioni. Nessuno
in giro, anche il poliziotto s’e’ eclissato. Mi siedo sui gradini
dell’ingresso, dopo mezz’ora arrivano le bariste della sala d’aspetto
trascinandosi uno scatolone con i souvenir da esporre nella vetrina al
primo piano, un pacco di birre Baltika e una borsa di panini imbottiti.
Anche loro mi guardano con sufficienza. Avranno pensato – E’ troppo
presto, che ci fai qui?
Maurizio lo incontro in
sala d’aspetto. Lui era arrivato dopo di me in pullman ma, preciso
com’e’ (deformazione professionale, lavora col microscopio) mi
aveva anticipato sedendosi sulla prima panchina della sala d’aspetto
per essere il primo a salire in aereo, sistemarsi il bagaglio a mano
nella cappelliera ed addormentarsi.
Filippo, quello piu’
previdente, aveva fatto un meeting ad Uralsk ed era arrivato fresco
fresco nella sala d’aspetto dopo una cena d’affari, piu' o meno a meta'
attesa.
Giancarlo, Maurizio,
Filippo e Pierangelo, il cronista di questa storia, sono stati i primi
ad arrivare in Aereoporto ad Urask, gli ultimi ad arrivare a casa. Tutto
era pronto per fare un viaggio lungo, ma ben programmato. Partenza col
piede giusto, passi falsi a seguire.
Una breve descrizione dei
tipi.
Giancarlo: maglioncino a righe orizzontali
grigie ed azzurre con le maniche arrotolate sui gomiti, occhiali da sole
sulla fronte, tre telefonini, uno per ogni occasione, piu’ un palmare,
una borsa blu da viagggio, piccola per fare prima in aeroporto
(appunto).
Maurizio: Capelli a
spazzola, occhialini cerchiati d'oro, giacca
impermeabile verde e pile blu (in pieno Agosto), uno zaino ed una borsa,
telefonino funzionante, ma di vecchio tipo con una cover
taroccata comprata da un collega a Napoli.
Filippo: Omaccione dalla
erre rotata piacentina, pile grigio e pantaloni chiari, anello con una
una grossa pietra dura, come una noce, palmare aziendale, occhiali scuri
e barba lunga di due giorni;
Pierangelo: vestito
d’ufficio con camicia azzurra, pantaloni leggeri, laptop, borsa con la
macchina fotografica, niente cellulare e... niente cambio di
biancheria, tanto si arriva subito a casa.
Volo perfetto con l’
Astreus in orario come non lo era mai stata. Infatti la compagnia aerea
Astreus e’ famosa fra di noi per i frequenti ritardi, nulla di strano,
volare da e per Uralsk, citta’ kazaka, non e’ cosa da tutti. Arriviamo a
Gatwick con un minuto d’anticipo, neanche la gloriosa “swiss air” con
tutti i suoi cronometri avrebbe potuto fare di meglio. Poi alla
chetichella ci avviamo verso l’uscita, controllo passaporto normale,
dogana passata senza intoppi, ci incontriamo di nuovo noi quattro (e’ il
destino), dopo la porta automatica della dogana. C’e’ un
uomo/catalizzatore della compagnia aerea che ci aspetta con un grosso
cartello con il nome della nostra ditta. Ci deve portare allo shuttle bus
per Heatrow.
Si chiacciera aspettando
che gli altri con bagaglio nella stiva ricevano sul tappeto le valigie e
le sdoganino.
– Sono le cinque e trenta
del mattino. -Bravi quest’inglesi, orario perfetto! Dice Giancarlo.
– avete visto, ci hanno
organizzato anche il trasporto fino ad Heatrow. Complimenti,
organizzazione perfetta anche del nostro ufficio viaggi! - ricorda
Maurizio.
Poi l’uomo col cartello ci
dice con “nonchalance”: - oggi ad Heatrow non si puo’ viaggiare col
bagaglio mano, dovete consegnare al check in tutto, anche i laptop ed
i cellulari. C’e’ allarme terrorismo.
Ci guardiamo allibiti,
niente cellulare, niente computer?
Il Cronista (io) dico- Che
sfiga, io devo arrivare a Malpensa, aereoporto famoso per i
“prelievi” dai bagagli dei poveri viaggiatori. Se lascio il mio laptop e
la macchina fotografica col bagaglio da spedire, ne trovo due.
Poi aspettiamo (prima
attesa). I nostri compagni di viaggio non arrivano.
Dopo mezz’ora: - vado a
vedere –dico io - mi sembra strano, secondo me se ne sono gia’ andati e
non li abbiamo visti.
Mi avvio alla porta
automatica d’uscita della sala arrivo bagagli.
- Sorry! Mi dice la poliziotta.
-Ho degli amici che non sono ancora usciti, vorrei capire il perche’ –
gli rispondo.
- Da quanto tempo li aspetta?
- Mezz’ora.
- Tutto regolare, non si preoccupi
Dicendo questo mi invita
gentilmente (con un segno inequivocabile della mano) ad allontanarmi e a
non avvicinarmi piu’ alla porta automatica.
- Many thanks – abbozzo.
Non c’e speranza, bisogna attendere.
Si attende, poi –
Finalmente siete arrivati, temevamo per voi- diciamo – come mai cosi’
tanto ritardo?-
Alberto – Ah che
disgraziati, 'sti inglesi, ci hanno controllato anche la suola delle
scarpe (e’ un eufemismo, sapendo come parla Alberto di solito).
Poi ci avviamo in gruppo
allo shuttle bus, pulmino Mercedes pretenzioso, ma dalla
tappezzeria pacchiana, orribile.
Via ad una velocita’
troppo sostenuta sull’autostrada per Heatrow stranamente con poco
traffico. - Di solito la M25 nelle ore mattutine di punta e’ una bolgia
infernale, questa mattina, 10 Agosto 2006, e’ particolarmente sgombra di
auto, ci sono piu’ auto che si allontanano da Londra, tutto al
contrario, boh –dico.
- Pierrangelo – mi dice
Filippo dalla poltroncina dietro la mia – dagli una pacca sul collo,
digli di andarre piano, mi sembrra che sia trroppo lanciato.
- Sapra’ il fatto suo –
gli rispondo poco convinto. Vai vai, prima arrivi meglio ci sistemiamo
–penso..
Poi arriviamo ad Heatrow,
c’era poco traffico per strada.
2. Da Londra Heatrow a
Milano Malpensa
L’arrivo all’aereoporto e’
anche la fine del viaggio assistito dalla compagnia. Il Mercedes viene
bloccato sulla strada d’ingresso del terminale da una donna poliziotto
col giubbotto antiproiettile ed un mitra enorme.
Il pelato (dell’autista mi
ricordo solo la nuca pelata e lucida con tre rughe di pelle grassa tra
capo e collo) dice alla poliziotta qualcosa come – Guardi che io devo
finire il mio servizio. Mi lasci scaricare questi signori, poi mi tolgo
dai cosi’ detti.
- Sorry, mi spiace, vi
devo lasciare qui, dovete solo fare 20 metri a piedi per arrivare alla
sala partenze - ci dice il pelato.
La donna poliziotto, in
verita’ non era l’unica anomalia sul piazzale dell’aereoporto. Si
vedevano centinaia di persone sui marciapiedi esterni, un’ambulanza e
copie di militari bardati come i lagunari a Kabul. Mitragliatori,
pistole, radio, attrezzi vari per antiterrorismo. L’unica cosa normale
che avevano era il cappello da poliziotto.
La bolgia infernale del
ventunesimo secolo e’ cosi’, niente da invidiare ai gironi danteschi.
Non si riesce neanche ad entrare tanta gente e’ ammassata dentro e fuori
il terminale. Bambini piangenti, mamme stizzose, papa’ frastornati,
bianchi, gialli, rossi, grassi, magri, profumati e puzzolenti, bagagli,
bibite, panini, borse, carrelli, montagne di valigie di tutti i colori,
gente seduta, in fila, draiata, spintoni per andare chissa’ dove.
In poche parole: - un
carrnaio – commenta Filippo.
L’autista pelato e
tarchiato apre il bagagliaio, ci fa prendere le valigie, chiude lo
sportello e s’eclissa, senza neanche salutarci, tanto ha fretta di
scappare. Mossa astuta. Avra’ pensato: li mollo ad Heatrow. Il mio
dovere l’ho fatto, adesso che si arrangino, il mio check
(assegno) l’ho guadagnato.
- E adesso, che facciamo?
Ci guardiamo indecisi in mezzo a questo ondivago multietnico
affollameto. Poi noi quattro decidiamo di entrare nella sala check-in
di Heatrow. Salutiamo Alberto e Remo, un altro collega, che vanno da
un'altra parte e noi a gomitate ci buttiamo nella mischia. Da quel
momento gli altri due li perdiamo di vista. Saranno riusciti ad arrivare
a destinazione? E’ una domanda che ciclicamente ci poniamo. Le risposte
sono varie: secondo me saranno spaparazzati in un hotel ad aspettare
che il casino passi.
– Ma che ce frega,
pensiamo a noi stessi che siamo nei guai - ci diciamo infine. Poi, dopo
qualche ora, ce li scordiamo totalmente.
Attendiamo di capire che
cosa e’ successo. Le postazioni di check-in della British Airwais
sono vuote. Non ci sono operatori. L’Aerlingus invece sembra che
funzioni. Nessuno sa niente. Qualcuno mormora che ci sono stati degli
attentati terroristici sventati all’ultimo minuto. Passano le mezz’ore e
nessuno ci dice niente di definitivo. Decido di andare a controllare.
Sgomito finche’ non incontro due operatori della British seduti in
disparte a chiacchierare con le mani conserte.
- Sorry - dico – posso
sapere cos’e’ successo, quando si parte?
Mi guardano come se fossi
stato un alieno e mi rispondono: - oggi hanno arrestato 21 terroristi
che stavano organizzando un attentato a 10 aerei della BA diretti in US.
La BA ha bloccato tutti i voli e stanno controllando tutti gli aerei.
Oggi fino alle tre tutto e’ bloccato, poi riprenderemo a programmare i
voli. Pertanto per oggi non si riuscira’ a partire. Quindi torni a casa
e telefoni a questo numero per prenotare di nuovo il volo – e mi da’ un
foglio con un numero telefonico 00800...ecc.
- Ma.. – tento. – Non ci
sono ma. Oggi e’ tutto fermo e non ci sono speranze, si rassegni, torni
a casa.
-E' quello che vorrei
fare, ma non posso - rispondo come un cretino.
Con la coda tra le gambe
torno dai miei tre compagni di viaggio e riferisco il dialogo. Reazione
tiepida, secondo me non mi credono, oppure il desiderio di volare e’
talmente grande che non vogliono credermi.
-Attention please-
gracchia l’altoparlante. I voli numero 1234 per Barcelona cancelled,
1321 per Manchester cancelled, 1564 per Glasgow cancelled, ecc. Per
favore i passeggeri prenotati sui voli elencati lascino l’aereoporto. I
bagagli abbandonati per terra o incustoditi verranno sequestrati dalla
polizia e distrutti.
Le reazioni:
Maurizio: tutti i voli che
hanno cancellato iniziano con 1, il nostro inizia col 5, forse siamo
fortunati;
Filippo: non si capisce un
c...o, riferendosi alle parole incomprensibili emesse dagli altoparlani;
Giancarlo: Non e’
possibile che lascino isolato Londra dal resto del mondo. Non ci posso
credere.
Pierangelo: guardate che
tra la folla ho sentito una poliziotta dire che per le prossime 72 ore
non si vola. Secondo me stanno tentando di mandar via la gente a poco a
poco per evitare il caos.
Primo consulto: ci
spostiamo verso l’uscita a fatica. Sul marciapiede decidiamo, si fa per
dire, cosa fare. Siamo frastornati, chi vuole aspettare, chi ritornare a
Gatwick, chi vuol andare in treno, chi telefonare ad Aksai per chiedere
aiuto.
Filippo telefona a Nafisa, nostra referente dell’ufficio viaggi di
Aksai. Lei perplessa ci dice che non ne sa niente del caos.
-Per favore richiamatemi se avete delle notizie fresche – ci risponde e
ripropone un secondo contatto fra mezz’ora.
-Per favore! Proprio non
ci siamo, non c’e’ nessun aiuto da Aksai- Filippo ci dice, poi
incomincia a chiamare a destra ed a sinistra: il padre a Piacenza, altra
gente ad Aksai, se avesse avuto il numero, avrebbe chiamato anche in
centro di pronto intervento della Farnesina.
Anche gli altri
incominciano a maneggiare il telefonino disperatamente. Maurizio
telefona alla moglie che si mette subito al computer e con internet ci
aiuta, piu’ dell’ufficio viaggi di Aksai. Io il cellulare non ce l’ho,
stavolta sarebbe stato utile averlo, mi ripeto continuamente.
Dopo piu’ di dieci minuti
di idee scartate ed approvate, rivalutate e riscartate, prendiamo la
decisione che ci condizionera’ il proseguo del viaggio infilandoci in un
classico cul de sac a decisione unica. Decidiamo di ritornare a
Gatwick sperando che l’aereoporto sia ancora agibile. A malincuore
accetto (io ero per il treno). Poi, sempre tra spintoni e tappe forzate
ci infiliamo nei lunghi corridoi con i tappeti mobili che portano verso
la stazione della metropolitana: Alla stazione della metropolitana
cerco di convincere gli altri tre sotto un cartello Train ad
andare in treno.
Dico: - aspettatemi qui.
Io vado alla stazione ferroviaria (c’era un cartello nuovo fiammante con
train ben in vista) a chiedere informazioni. Accettano. Mi infilo
nell’ennesimo tunnel e dopo svariate deviazioni arrivo alla biglietteria
del treno. Chiedo agli addetti che vorrei andare in Italia in treno,
come posso fare? Mi guardano con due occhioni che solo i bigliettai di
colore hanno.
- Sorry, questo
treno si ferma solo a Victoria Station. Per andare verso il
continente bisogna andare alla stazione di Waterloo.
– Non potete col computer capire come fare? - Ribadisco.
– Noi facciamo i biglietti per Victoria station e basta, ne vuole uno?
Missione fallita, torno indietro, racconto
l’avventura e ci avviamo verso la stazione dei bus per Gatwick, proprio
sopra la stazione della metropolitana. Sconsolato pago i
18 pound mentre Filippo va a chiedere
informazioni ad un poliziotto e Giancarlo telefona in Azienda per
recuperare alcuni numeri telefonici magici generando pero' una rapida
escalation della disperata situazione fino alle piu' alte gerarchie
aziendali. Dopo un’ora Giancarlo riceve la
telefonata di accorata simpatia
della segrataria del capo dei capi che lo
invita a tornare in treno e lasciar perdere ogni velleita' aviatoria.
Nel frattempo la moglie di Maurizio ci dava tutte le notizie
dell’attentato sventato in tempo reale, gli orari dei
treni, gli aereoprti chiusi ed aperti, tra un pianto e l’altro della
figlia piccolina che sta aspettando il papa’ impazientemente per andare
al mare. E’ sicuramente la fonte di notizie piu’ accurata. Filippo dice:
- E’ piacentina e si vede!
Risaliamo mesti
sull’autobus per Gatwick. Io dico a Giancarlo: - abbiamo fatto una
stupidata. Appena arriviamo vi saluto e ritorno in Italia in treno. Non
l’ho mai fatto e mi piace l’idea.
L’arrivo a Gatwick ci
ributta nello sconforto piu’ generale. Sale sul pullman un controllore
che ci dice in poche parole che e’ inutile scendere.
- Chi decidesse per caso
di scendere sappia che tutta questa gente - e con un gesto plateare
mostra una coda enorme che esce dalla sala d’aspetto -
vuole entrare in aereporto per chiedere informazioni.
Scendiamo. Sul marciapiede
Maurizio ci informa (la moglie) che c’e’ un treno Londra - Parigi fra
tre ore, poi a Parigi avremmo dovuto cambiare con il Parigi – Torino –
Milano o il Parigi Ventimiglia –Genova – Milano.
- Maurizio, io sono
d’accordo, andiamo – gli dico. Lui tentenna guardando gli altri.
- Io vado da solo – riprendo.
– Ma dove vai. Siamo partiti in quattro e ritorniamo in quattro –
Giancarlo mi dice trattenendomi per la manica della camicia.
Lo spirito di gruppo
prevale sul mio individualismo. Non ho voluto fare lo stronzo, quello
che non si integra e allora...- Mi avete convinto. Andiamo in albergo a
riposare, poi decidiamo cosa fare.
L’albergo, per chi non lo
sapesse, e’ l’Hilton del terminale Sud dell’aereoporto. Salasso totale,
servizio da schifo, anche l’aria che respiri ti fanno pagare.
Ok, ci vediamo fra tre
ore, alle 12, mangiamo un boccone e ci buttiamo in aereoporto a capire
come tira il vento. Nel frattempo ha telefonato il capo del personale,
il capo delle infrastrutture e dei servizi, il sostituto di Giancarlo,
il capo dei servizi generali, la ragazza dell’ufficio viaggi, mancava la
responsabile della mensa e della palestra, poi avevano chiamato tutti da
Aksai.
Io vado a comprare il
cambio della biancheria intima. La commessa mi guarda con compassione e,
dopo aver saputo da me che sono bloccato a Gatwick, mi risponde con tono
mesto:
– Non si preoccupi, prima di domani non si parte. Tutto e’ bloccato,
l’ha detto la BBC.
- Ah se la detto la BBC deve essere vero per forza - rispondo, pago e
con le mutande come trofeo vado in camera, mi faccio una doccia, mi
cambio (per fortuna avevo un paio di pantaloni ed una camicia in tessuto
jeans che ho messo in valigia per attutire i colpi alla macchina
fotografica che tenevo in borsa).
In TV il ministro degli
interni inglese e’ intervistato in una conferenza stampa. Ascolto a
bocca aperta: 22 arrestati, 10 aerei potenziali target, rotte UK – USA,
esplosivi liquidi da miscelare, ecc.. Terribile, non riesco a
crederci, tanto la notizia e’ assurda.
Ci troviamo nella super
hall dell’Hilton, ognuno con la propria versione dei fatti, ognuno con
qualche notizia in piu’ ricevuta col telefonino, poi: - al diavolo gli
attentatori, andiamo a mangiare! Ci diciamo.
Donato, cameriere italiano
bassino, con i capelli biondi a spazzola ci porta al tavolo: bistecche,
patatine, salmone e sea bass per Giancarlo Filippo ed il sottoscritto,
hamburgher per Maurizio.
- Da bere? Ci chiede
Donato.
Acqua per Maurizio e
Giancarlo, Filippo e Pierangelo si lanciano con uno Shiraz australiano,
non c’e’ male, poi una bottiglia in due ci fa leggermente straparlare.
- Se questa sera avete
intenzione di tornare al ristorante, dite che siete del late fly, sono
piu’ di quattrocento, secondo me mangiate gratis - ci dice Donato.
- Bell’idea, salutiamo ringraziandolo e assicurandolo che avremmo fatto
il possibile per tornare la sera stessa.
Con calma, la pancia piena
e le idee confuse ci avviciniamo alla hall dell’aereoporto attraverso il
tunnel del garage e varie scale mobili. Cerchiamo lo stand dell’Easy
jet, tanto per cominciare: chiuso, per oggi hanno sospeso tutti i voli –
ci dice la signora dell’information desk.
-Dov’e’ la BA? –
chiediamo.
-North terminal, voi siete al south – la risposta – prendete il trenino
per arrivarci.
Trenino blu senza
manovratore, scendiamo, scala mobile sala partenze. C’era una coda da
far paura al banco biglietti della BA.
Decidiamo di accodarci e
troviamo altri disperati italiani in attesa del verdetto. Dietro a noi
c’e’ una ragazza in arrivo da New York, decoratrice veronese, simpatica,
chiacchierona e ottimista. Ride anche nei momenti piu’ disperati, forse
e’ per via del suo compagno di viaggio occasionale, macho meridionale
con occhiali sulla fronte, pantaloni a mezzagamba, bicipiti palestrati.
Sembrano usciti dal “Grande fratello”.
Quando finalmente arriva
il nostro turno facciamo alla “megera” inglese seduta dall’altra parte
del banco una domanda buffa, un po’ qualunquista: siamo in quattro
e vorremmo andare a Milano.
-Ma da questo aereoporto non ci sono voli per Milano – risponde
scocciata – No, non Milano diretto, non ci sono voli per Bologna, Pisa,
Nizza, Napoli, Roma e successiva connessione con Milano?
-Oggi non ci sono voli, domani neppure, forse sabato o domenica.
Comunque io non posso farci niente, dovete fare il numero 800....ecc.
(peccato che e’ sempre occupato). Good by, ci saluta sempre piu’
seccata. Ci sentiamo dei gigioni imbranati, pero’ non demordiamo, OK,
ritorneremo, non si preoccupi – pensiamo e via di ritorno all’Hotel.
Altra tappa nella hall
dell’Hilton. Altro meeting con ipotesi strane. Con Internet scopriamo
che c’e’ l’Eurostar da London Waterloo alla Gare du Nord di Parigi.
Pero’ a parte il sottoscritto che e’ a favore del treno, nessun altro
vuole seguirmi. Loro sperano ancora nell’aereo, poveretti, come
soffrono.
Altro lampo di genio! E
perche’ non prendiamo un’auto a noleggio, io dico, e guidiamo per un
giorno. Partiamo domani mattina presto, attraversiamo la Manica col
primo ferry, guidiamo fino a casa. E dopo dove la lasciamo l’auto? Si
arriva in Italia dalla Svizzera e giocoforza il posto piu’ comodo e’
Gerenzano (dove l’autore di questo rendiconto demenziale vive).
- Vi porto a Milano, poi ritorno a casa e deposito l’auto all’agenzia
Hertz del mio paese dico.
Altro viaggio al south terminal. Maurizio ed il sottoscritto si lanciano
alla ricerca di un’automobile a noleggio. Per farla breve: Con un’auto
sola non si puo’ partire da Gatwick ed arrivare a Milano. Bisogna
lasciare la prima auto a Dover, traghettare e prendere una seconda auto
a Calais. Costo: cento Pound la prima tratta in UK, 67 euro piu’ 500
euro di sovrapprezzo per l’attraversamento del confine Francia - Italia (siamo in Europa,
ma quando fa comodo i confini persistono), benzina da aggiungere,
traghetto, ecc.. Facciamo un conto: cira 300 euro a testa (valutazione
sicuramente per difetto perche’ ci siamo dimenticati i pedaggi
autostradali, per esempio) .
Ritorniamo alla hall:
Maurizio dice: io non ho la patente e non guido. Rispondo rivolgendomi a
Giancarlo – guidiamo noi, non preoccuparti. Domani sveglia alle sei e
poi via!
Il tempo vola con queste
congetture, ipotesi e ripensamenti. Il cervello incomincia a fondere.
Ritorniamo alla sala partenze dell’aereoporto, tanto per essere
sbeffeggiati miseramente.
- Non si parte, ma non
l’avere ancora capito!!! Ci risponde un’altra addetta del banco BA dopo
l’ennesima coda di mezz’ora almeno. Sempre piu’ abbacchiati e decisamente
avviliti dalle risposte scortesi.
Spalle curve, Giancarlo
che non si capacita di “com’e’ possibile che un’intera nazione e’
isolata dal resto del mondo”, Maurizio sempre piu’ avvolto nella sua
giacca verde, per giunta la zip del pile gli s’e’ inceppata e continua a
tirare su e giu’ la levetta sperando che per magia ritorni a posto.
Ritorniamo alla hall, sono gia’ le 8,30. Maurizio a sorpresa – Ragazzi
io ho sonno, non mangio, ci vediamo domani alle sei. Prendiamo l’auto,
ecc.
Gli altri tre vanno nel
bar ristorante che si affaccia alla hall. Sacha (tedesco finto russo) e
Giuseppina (spagnola finta italiana) ci servono. Qualcosa di leggero,
per favore: salmone affumicato, passato di piselli, verdura, bisteccone
per Filippo e, tanto per non sbagliarci Chardonet Australiano, ottimo
sonnifero. Infatti stremati e con il cervello iper-attivato da tante
congetture andiamo a dormire. Buona Notte, domani sveglia alle sei
e....si parte!
Dimenticavo: in ogni
momento della giornata i telefonini la facevano da padroni ricevendo
consigli e auguri tipo: buona fortuna! Non e’ il massimo corrisponde a:
sono c...zi vostri!
Io non ho il cellulare e
mi arrangio a telefonare a mia moglie dalla camera a prezzi
stratosferici. La prima telefonata con mia moglie:
- Ciao – Io,
-Ciao, dove sei? Mia moglie mi risponde
– Sono in una camera d’albergo a Gatwick, l’aereo non e’ partito, c’e’
pericolo di attentati, ecc..
– Ma quando arrivi?
– Non lo so, oggi no, domani forse, dopodomani e’ quasi sicuro.
–Coosa? , ecc...
Ultima delle tre: - Domani
mattina partiamo in macchina e guidiamo fino a casa
– Chi guida?
- Io ed un altro
– Attento ai colpi di sonno, tu sei specializzato, appena sei stanco
fermati a dormire.
–si, si, non preoccuparti siamo almeno in due a guidare.
Sei in punto, tutti giu’
con l’ascensore leggermente impressionati dal conto dell’albergo
astronomico. Mi fan pagare l’acqua minerale come champagne, in piu’ ci
aggiungono il sovrapprezzo per il servizio in camera. Ladri.
Dopo il doloroso pagamento
ricambiamo idea per l’ennesima volta: Ultima soluzione, la vincente.
Dunque decidiamo di andare a Waterloo, comprare i biglietti
dell’Eurostar, strada facendo telefonare alla Nafisa che ci prenoti un
volo Parigi - Milano. Beh finalmente ci siamo.
Andiamo a piedi al
terminal ferroviario dell’aereoporto.
- Quattro biglietti per
Waterloo station, please.
- Non ci sono treni che si fermano a Waterloo, arrivano a Victoria o a
London Bridge.
- Vi consiglio di prendere quello per la seconda destinazione: 10 pound
per 4 = 40 Pound, please.
Pago, ma la carta di credito non funziona, l’inserviente si allontana
dietro un armadio con la mia carta. Osservo preoccupato la scena, poi
firmo, andiamo sulla panchina del treno e saliamo, e’ in partenza tra
meno di un minuto. Dopo poco si avvicina il controllore, ragazza dal
cuore d’oro.
- Scusate, ma voi siete
sul treno sbagliato. Questo arriva a Victoria. Io non posso accettare
questi biglietti per London Bridge. Dovete comprare nuovi biglietti:
14,50 pound ognuno, per favore.
Ci guardiamo e ci diciamo
all’unisono: Oggi siamo partiti col piede sbagliato.
La controllora, vedendoci
stranieri, leggermente alterati e tanto indifesi ci viene incontro
ritirandoci i biglietti e facendoci pagare cinque pound di differenza.
Poveretta, si fa rimborsare lei i biglietti per aiutarci. Cosi’
scopriamo che anche in Inghilterra ci sono angeli in divisa grigia da
controllore.
Victoria station e altra
sgroppata attraverso il tube londinese: St. James, Westminster sulla
circle line, cambio per la Giubilee e dopo una fermata siamo a Waterloo.
Massa umana impressionante
nell’angusta area della biglietteria dell’Eurostar, non avevano mai
previsto niente del genere gli ideatori del tunnel e del treno per
Parigi. Che sia l’inizio di una nuova era, l’era del treno?
Ennesimo assalto all’arma
bianca, ennesima coda, poi
– C’e’ la business,
andiamo la’. Quattro biglietti, signorina gentilissima, nonostante lo
stress, anche gli altri sono gentili, che differenza con gli inservienti
delle compagnie aeree.
- Ok, il primo treno per
Parigi e’ all’1,40, sono le sette del mattino. Prendiamocela con comodo.
Che ne dite di una buona colazione?
Caffe’, cappuccini,
briosches, muffins, il tutto fuori da un caffe’ della stazione. Le
solite chiamate a papa’, mogli, parenti, conoscenti, io sono senza
cellulare, mi sento un diverso.
Quattro chiacchiere con un
poliziotto, poi faccio delle foto alla stazione. Il primo poliziotto mi
ammonisce- sorry, no photos, it is forbidden- Sorry. Poi ci racconta che
ha vissuto a Napoli per tre anni quando giocava Maradona.
-Ah Naples!
Traffic, good people- il poliziotto ridendo.
Secondo poliziotto nero mi
si avvicina quando tento di fare altre foto
– No photos please, go
away.
-is it forbidden? – rispondo stupito (falso!).
-NO PHOTOS!
Ho capito, mi scusi e me
ne vado alla chetichella prima che s’arrabbi.
Girovaghiamo per un po’ di
tempo, poi ci stufiamo, e’ lunga fino all’una e pur avendo la Business
non possiamo andare alla lounge perche’ c’e’ troppa gente.
-Mi scusi, non e’
possibile entrare alla business lounge, siamo stremati – dico ad un
inserviente asiatico, magro e con i capelli a spazzola che mi guarda con
commiserazione.
- OK, datemi i biglietti.
Finalmente qualcosa va per
il verso giusto. Nafisa manda a Filippo un SMS con la prenotazione del
volo da Parigi.
- volete il volo delle 8 o
quello delle 9?
Meglio non rischiare,
arriveremmo a Parigi alle cinque, e tre ore per l’aereoporto Charles De
Gaulle sono tirate.
- le nove, grazie -
concordiamo.
Nella Lounge ci facciamo
una birra, Campari soda, salatini, frutta secca, brioches, come se non
avessimo mai mangiato (avevamo fatto colazione un’ora prima).
Filippo si scola una
birra, mette il telefonino in carica e si legge un giornale, Giancarlo
gioca col palmare; ci sono delle palle da toccare che collassano. Vince
chi collassa piu’ palle. Io leggo il giornale col Campari soda e
noccioline, Maurizio dorme. Fa delle maratone di sonno da record.
Poi mi alzo, vado
all’information desk e chiedo: - non c’e’ un treno prima dell’una?
L’inserviente mi parla in Italiano e mi dice- mi spiace, comunque se
trovo qualche cancellazione vi prenoto io, non si preoccupi.
Guardo un’orchestrina
jazz, faccio delle foto, i musicisti sono contenti, sembrano usciti da
un film degli anni trenta alla Stanlio ed Olio.
-Gianni, c’e’ il signor
Gianni? Si sente nella lounge.
Gli altri: - ti chiamano,
avrai fatto sicuramente qualche casino, o avrai dimenticato la borsa da
qualche parte.
Le borse ci sono, mi
dirigo con apprensione al desk della lounge.
- C’e’ il signor Arturo
(quello del information desk) che ha bisogno di parlarle.
Ah, forse ha trovato i posti in treno. Mi precipito.
- Ci sono quattro posti,
mi porti i biglietti.
- Volo, prendo i biglietti degli altri, ritorno
- Mi scusi, ma nel frattempo qualcun altro li ha prenotati, sa, siamo
piu’ di cento a prenotare
– All’inferno, va beh abbiamo tentato, grazie comunque.
Al ritorno alla lounge
c’e’ un altro giro ai salatini, e’ arrivata anche la frutta disidratata.
Con Giancarlo si scherza: alla fine di questa maratona saremo intasati.
Giancarlo e’ serafico, non
dimostra la stanchezza, Filippo e’ esuberante ed incomincia a parlare di
storia, dei francesi che le hanno prese dai romani, ecc.. Maurizio
ritorna a dormire.
Finalmente ci chiamano, si
parte. Bel treno, quattro posti tutti per noi, col tavolo in mezzo,
alcuni problemi con un signore che pretende di sedersi al mio posto. Bah
avranno prenotato due persone sullo stesso sedile, mi scusi, si rivolga
al bigliettaio.
Il treno lascia lentamente
la stazione, non ci sembra vero che si lasci Londra.
- Da bere? Mi dice una
hostess
-Sparkling wine, please-
dico pensando allo champagne, bisogna festeggiare alla grande.
- Se vuole il vino con le
bolle, le posso dare una bottiglietta di vino ed una bottiglietta di
acqua minerale gasata e se le miscela lei– mi dice leggermente seccata
l' hostess.
Mi sono crollati anni di
lezioni d’inglese, non si dice cosi’?
Filippo con la erre
piacentina – guarrda che il trreno e’ frrancese, qui non usano lo
spumantino, c’e’ solo champagne!
- Do you have
champagne? Dico.
Ah, a questa parola magica
prende un piper dal carrello, me lo versa in un bicchiere e mi guarda
compassionevole dall'alto al basso. Gli altri ridono, lezione di bel mondo e bon ton.
Solito vassoio: lasagne,
dolce ed altre plastiche poi si fan foto. Io tento di fotografare la
campagna in movimento e quando clicco immancabilmente becco un tunnel,
una trincea od un boschetto. Giancarlo col suo cellulare (uno dei tre)
fotografa senza problemi, poi prende l’altro cellulare, quello con il
GPS e misura la velocita’ del treno: punte da 280 km/h. Eppur non
sbanda, non come in “pentolino” dice Giancarlo riferendosi a Pendolino
italiano della tratta Milano - Roma.
Arriviamo a Parigi, gare
du Nord, metropolitana, Aereoporto Charles De Gaulle, un altro mondo: non ci sono
poliziotti, la gente e’ rilassata e profumata, ambiente ultramoderno,
una fila della malora per il check in, quella non manca mai. Ma noi dove
vediamo una fila ci accodiamo immediatamente, tanto siamo allenati.
- Un momento, questa e’
dell’economica, magari noi siamo in Business.
- Figurati se quegli
spilorci ci hanno messo in business- dice Filippo, Maurizio annuisce,
Giancarlo non si pronuncia.
- Vado a vedere.
- Uomini di poca fede! Siamo in Business, andiamo di la’ che non c’e’
nessuno.
Loro cambiano il volo e
partono per Linate con l’aereo delle 8, io rimango su quello delle nove
per Malpensa. Ci salutiamo, foto di rito, e...spero di non vedervi piu’
fino alla partenza per Aksai fra quattro settimane.
Ci dirigiamo in direzioni
opposte e la storia apparentemente finisce qui.
Ci sono solo altri
inconvenienti che vorrei accennare. Sull’aereo delle nove partiamo in
ritardo di tre quarti d’ora perche’ tre passeggeri non si sono
presentati al Check in.
– Io non so chi sono, ma
certamete sono loro tre - maledico.
Avranno visto una
prenotazione dal kazakhstan per quattro sbandati che all’ultimo momento
si sono divisi: tre da una parte, uno dall’ altra. Avranno pensato a
qualche trucco da terrorista kamikaze per sviare la sorveglianza ( Ci
vedete noi con la cintura esplosiva gridare “viva Scaroni” e farci
esplodere?) .
A Gallarate sono incappato
nella chiusura dell’autostrada a causa di in una grandinata storica.
Aksai - Gerenzano: 48 ore,
un record negativo.
- Ciao, bacio, finalmente
sei arrivato.
- Non ne posso piu’, sono
stanco come un ladro, anzi come un terrorista.
P.A. Gianni (15 Agosto
2006, ferragosto)
p.s. Aksai, 8 Settembre,
rivedo Remo dopo un mese:
- Ciao, sei sparito a
Heatrow quel giorno, come sei arrivato a casa?
- Non me lo dire, ho
cercato di andare alla business lounge, non ci sono riuscito, sono
andato in albergo a dormire e son ripartito per l'Italia sabato mattina
- Mi risponde serafico Remo.
Giancarlo: Aggiungerei la fine degli altri
tre sventurati...Ecco la mia: " E' finalmente fatta dico tra me e me,
Pierangelo ha proprio avuto un'idea brillante nel suggerci di tentare
sull'aereo prima. Linate per me e per i miei compagni di viaggio e'
molto piu' comodo. Decolliamo in perfetto orario e presto il buio
avvolge la fusoliera. Dopo poco piu' di un'ora e dopo un gelido
materiale alimentare sgarbatamente offerto dalla Fata di turno (ndr
Hostess fatale in romanesco) dal falso sorriso, tra lampi e tuoni mai
visti atterro sotto una pioggia torrenziale a Linate.
Un caro saluto ai miei compagni di questa avventura non acora conclusa e
di corsa al Taxi per tentare l'ultimo treno disponibile per la meta
finale. Ci riesco per il rotto della cuffia, pago volentieri i 5 euro di
multa per il biglietto fatto sul treno e ne offro altri 50 al condutture
per far partire subito il treno. E' trascorsa un'altra ora di viaggio ed
e' ormai quasi mezzanotte quando arrivo finalmente a casa. L'avventura
per me e' finita, chissa i miei compagni... L'ho pensato troppo presto.
Nella mia amata citta' non e' piovuto tutto il giorno ed e' stata una
splendida giornata estiva. La pioggia ormai stufa per il mio ritardo
aspettava che arrivassi. Appena uscito dalla stazione uno scroscio stile
gavettone militare mi ha dato il benvenuto impregnando scarpe e vestiti
che si sono asciugati solo molte ore dopo. Sembra una storia fantozziana
e inventata ma e' tristemente vera....."
Ciao, Giancarlo
Filippo: la mia conclusione, se vi
serve, in stile con il narratore:
Grazie al suggerimento di Pierangelo, noi
(Io, Maurizio, Giancarlo) riusciamo a cambiare la prenotazione sul volo
(ignorando di creare confusione) e gongolando ci dirigiamo al "gate".
Vista la disponibilita' di alcuni minuti
mi dedico allo sport nazionale di tutti i viaggiatori: visitare i duty
free. Torno con i cioccolatini della vittoria (sia dei mondiali di
calcio, siamo in Francia, che per le vicissitudini passate) da offrire
ai miei due colleghi di viaggio, rigorosamente Baci Perugina.
Il volo procede bene anche se sballottati
dalle intemperie. Dopo l'atterraggio, appena giunti agli arrivi sento
dei saluti sfumare e contemporaneamente tremendi spostamenti d'aria
generati da Giancarrlo e Maurizio (si risveglia miracolosamente) che
spariscono all'orizzonte.
All'uscita incontro mio padre e mia madre
visibilmente prreoccupati, che mi sono venuti a prendere, tra un
abbraccio e l'altro ci si avvia sotto la pioggia prima alla macchina e
dopo alla tanto agoniata Piacenza. Raggiunta senza intoppi, verso le
22.30 sono a casa, ringraziando il cielo, ricordando i colleghi di
viaggio e ridendo delle esperienze passate.
Chiudendo il resoconto dell'avventura mio
padre con la pronuncia piacentina dice: "Quando ero in Areoporrto e
vedevo i monitorr che mettevano voli da Londrra progressivamente
cancellati, pensavo che avevate fatto bene a prrenderre il Trreno, va
semprre e alla fine e' piu comodo e meno perricoloso."
Io sospirando penso: accidenti, mi sembrra
di avere vicino Pierangelo con il suo continuo borrbottio riferrito a
trreno o macchina, apprroposito come gli sarra’ andata con tutta la
grrandine caduta su Malpensa?
Ciao, Filippo
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