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Buona fortuna Giulia
I fogli sono finiti. La
cartellina e’ vuota. Non c’e’ piu’ nulla.
Giulia e’ seduta a terra
e, con pazienza, sta raccogliendo la sua storia.
Innalza dei mucchietti sul
tavolino di vetro, dividendoli con cura e con una metodologia che non
capisco. Vorrei domandarglielo, non trovo il coraggio. Li preme con la
mano, carezzandoli con le nocche e sospirando ogni volta. Non sta
semplicemente raccogliendo dei pezzi di carta. Li sta salutando, li sta
abbandonando.
«Quanti anni hai Giulia?»
«Venticinque» risponde
senza alzare lo sguardo.
«Venticinque… e’ passato
molto tempo, perche’ non hai piu’ scritto?»
«Uhm… non c’era altro da
dire. Almeno non qualcosa per cui valesse la pena consumare l’inchiostro
della mia bella penna e… offenderla.»
«Offenderla? Ma cos’e’
successo?»
«Niente. Te l’ho detto.
Niente.»
Non e’ la verità’, glielo
si legge dallo sguardo.
«E poi non e’ che ho
smesso di scrivere del tutto. Ho semplicemente imparato ad usare il
computer.»
Strizza l’occhietto e ogni
volta che lo fa, sono colto da un brivido.
«Ti sei fidanzata?»
Senza rispondere, contorce
la bocca. Non e’ un sorriso.
«Ora che farai?»
«Che faro’? Quello che
desiderio da sempre!» Questa volta la smorfia e un sorriso beato e gli
occhi le s’illuminano. «Voglio andarmene.»
«Andartene?»
«Già’»
«Posso chiederti dove?»
Ride e apre le braccia.
«A correre con una slitta
trainata da cani in un’immensa distesa di neve!»
Sono colto da un sospetto.
«Tornerai?»
Posa i gomiti sul tavolino
e il mento sui pugni chiusi.
Sbatte velocemente le
palpebre, il tempo necessario per la sua caparbia e inappellabile
decisione: «No. Non tornero’ mai piu’. E’ arrivato il momento di non
voltarsi piu’ indietro. Non credi?»
Come posso giudicare non
conoscendo la situazione nella sua completezza?
Dirle: “Sai tu se e’
giusto farlo”, e’ troppo scontata come risposta e non e degna per una
persona come Giulia. Quindi resto nel mio silenzio che, a volte, si
esprime meglio delle parole.
«Ma non importa anche se
non sei d’accordo.»
Conclude con ragione.
«Posso…»
«Puoi tutto, ma non oggi e
non con me.»
Me ne vado. E’ struggente
soffermarsi oltre.
Una volta in strada, mi
siedo su una panchina, nascosto dietro una pianta e tengo gli occhi
sulla sua casa. Fumo una sigaretta e stringo il dossier con la storia
che mi e’ stata raccontata.
L’aria e’ fresca e
profumata, il sole benevolo e caldo ma non tanto da farmi sudare.
Osservo la gente camminare nella via, passare davanti a questa casa
senza sapere chi vi ha vissuto e lo trovo devastante. Se imparassimo a
camminare contemplando il mondo, le persone come Giulia non dovrebbero
scappare.
La vedo uscire dopo
un’ora, forse due, forse tre. Ho perso la cognizione del tempo.
Giulia porta con se una
valigia, uno zaino che tiene in spalle, il computer portatile e un
sorriso radioso. Non vedo la cartellina rossa. Del suo passato, porta
con se solamente la parte che non ci ha raccontato?
Indossa un cappellino da
baseball e i capelli sono raccolti in una coda che ondeggia leggera. E’
una ragazzina.
Sale sulla sua macchina,
gettando tutto cio’ che ha di lei nei sedili posteriori. Non ha preso
molto. La sua casa e’ densa d’oggetti, vestiti, mobili, libri, dischi…
lei se ne va con una sola valigia. Ma di cos’altro ha bisogno se non del
suo cuore?
Accende il motore e parte.
Vai Giulia, non ti
voltare, non frenare, non esitare. Tu hai il coraggio, e’ sempre stato
dentro di te e ti ha sempre accompagnata. Ora lascialo sfogare.
Insegnami che e’ possibile cambiare, dimostramelo.
Quanta forza che hai
dentro di te Giulia.
La seguo con lo sguardo
finche’ sparisce oltre l’ultimo palazzo e non rimane altro che il rumore
di Torino, il profumo delle piante in fiore e questa cartellina che
stringo nella mano.
Addio Giulia.
A distanza di venti
giorni, ricevo una email.
Oggi ho sfidato il vento,
scivolando sopra un liscio ed infinito manto di neve, a cavallo di una
slitta trainata da bellissimi e velocissimi cani. Ho creduto d’essere in
paradiso.
In allegato un regalo per
te.
Baci X.
Giulia.
Quanto mi sarebbe piaciuto
vederti.
E’ stata oltremodo
fortunata la neve, perche’ ha potuto sentirti scivolare sopra di lei,
perche’ ti ha carezzata e perche’ ti ha cullata mentre correvi con il
vento in volto…
Di email, non ne sono
arrivate altre, nonostante le abbia scritto piu’ volte.
Mi sono dilungato oltre il
dovuto, ma resta uno stupendo sorriso ai piedi di un anonimo palazzo di
Torino.
Buona fortuna Giulia.
Marco Sicheri
msicheri@hotmail.it
Aprile 2006
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