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Cambiare venti euro
Nota 143 da “Chiudi gli occhi Giulia”

Credo che la società abbia qualche “difettuccio”. Prendiamo d’esempio la mia famiglia. Ha un tenore di vita piuttosto alto. Mia madre non lavora: è casalinga. Mio padre guadagna abbastanza da permettersi di cambiare automobile ogni due anni e parlo di automobili che non entrano nell’autorimessa. Abbiamo una casa indipendente con un ampio giardino che la circonda. No, la piscina non c’è solo perché a papà non interessa. Mamma è una donna semplice, all’antica. Diversamente, potrebbe permettersi di gironzolare per boutique un giorno sì e uno no (come invece farei io). Da due anni, abbiamo anche una residenza sul mare, in Liguria. Non l’ho mai vista. L’ha voluta mamma per l’estate, ma alla fine sono sempre andati in Adriatico come abitudine (uno spreco). Papà è un libero professionista. Ha uno studio in centro su un intero piano di un palazzo e non paga l’affitto. Non conosco di preciso il suo reddito annuo, ma non resta mai sveglio la notte a pensare come pagare le bollette.
Ora guardo questi tre uomini accampati nella via dietro la chiesa di Via Po; come casa hanno un cartone, come compagno un cane ancora più affamato di loro. È indubbio: non vedono un bagno pulito da memoria d’uomo e non si siedono ad una tavola imbandita da ancor più tempo. Inutile parlare dei vestiti e del freddo d’inverno.
Domanda della giornata: quante di queste persone potrebbe sfamare la mia famiglia?
Buona morale. Solo che io sono la prima egoista, dato che appena li ho superati, penso: “Per fortuna non sono come loro” e mi guardo i vestiti firmati che indosso, compiaciuta di come mi stanno. Ma la vergogna peggiore e che le monete che ho nella mano, le tengo per comprarmi le sigarette; non ho voglia di cambiare venti euro.

Marco Sicheri (msicheri@hotmail.it)

 

 

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