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Fingendo ancora normalità
Nota 141 da “Chiudi gli occhi Giulia”
Oggi è
domenica e sono a pranzo dai miei. Il merito è di mamma che, sorridendo,
insiste e ripete all'infinito di andare da loro. Non riesco a resisterle
tutte le volte, è così euforica quando mi vede entrare dalla porta che
credo possa svenire dalla gioia. Papà finge indifferenza, ma leggo dai
suoi occhi che è contento di vedermi.
Sul cibo c’è poco da dire, come sempre è abbondante, senza sale e le
patate sono zuppe d’olio. Per il resto e gradevole.
Mamma ha parlato per tutto il tempo, tanto che papà era così stufo di
sentirla che si è messo a canticchiare. L’ho guardato e mi ha sorriso
divertito. Mamma mi ha tirato per il braccio e mi ha condotta in camera
sua per mostrarmi gli ultimi acquisti: gonne, maglie, camice, scarpe, e
dell’intimo di pizzo. Certo che ne sono cambiate di cose da quando me ne
sono andata. Ora mamma si mette a fare shopping e a comprarsi l’intimo
di pizzo. Sarà contento papà.
M’imbarazza pensare mamma e papà che fanno sesso. È un’immagine che non
riesco ad accettare. Qualcuno mi ha detto che è una recondita forma di
gelosia. Mi spaventa più quest’ipotesi del pensiero dei miei che fanno
sesso.
«Ora vai da papà che ha una cosa per te.»
Curiosa: «Cosa?»
Ride e scuote la testa.
«Non te lo poso dire e fai finta che non ti ho anticipato nulla. Vuole
farti una sorpresa! Vai, vai!»
Scendo le scale.
Papà si sta bevendo il whisky e scatta quando sente i miei passi.
«Ah, sei tu.»
Già, mamma lo avrebbe assalito, non vuole che beve nel pomeriggio. Vi
avevo detto che mio papà da giovane ha avuto problemi con l’alcol?
Dev’essere stato quando mi hanno concepita, visto che mi ha trasmesso il
vizio.
«Mamma è sopra che rimette a posto il suo nuovo guardaroba.»
Mugugna. Non sembra entusiasta della nuova pratica della moglie, neppure
dell’intimo? Posa la bottiglia e m’invita a seguirlo gesticolando con la
mano. Usciamo nel cortile.
«Ho una cosa per te.»
«Cosa?» Fingo stupore e spero non si accorga del mio inganno. Papà è un
uomo accorto e forse sta fingendo lui stesso.
«Vieni.»
Mi prende per mano e mi tira fino al box auto, apre e…
«È tua.»
«Mia?»
«Non mi piace l’idea che mia figlia gironzoli di notte con i mezzi
pubblici… diciamo che non mi piace l’idea in se. Ma è se proprio lo devi
fare, meglio che lo fai seduta su un’automobile.»
Gli getto le braccia al collo e lo bacio. Arrivista? Insomma, una
macchina mi fa comodo, perché rifiutarla? Forse dovrei perché sto
tradendo le loro aspettative di figlia modello? Ma io sto solamente
seguendo la mia strada, le mie passioni, i miei desideri.
«Grazie.»
«Ho già stipulato l’assicurazione, quindi puoi tornare in auto questa
sera. Nera, perché non sapevo scegliere il colore.»
Papà compra tutte le macchine nere con questa scusa e tutte Alfa Romeo.
Solo mia madre ha rotto questa tradizione.
«È perfetta.»
Ancora lo bacio.
«Le chiavi sono nel quadro e i documenti sul sedile del passeggero.»
Scatto dentro e mi siedo. Perfettamente comoda. Non vedo bene il muso e
oltre il lunotto posteriore per la retromarcia, ma mi abituerò presto.
«Benzina?»
Annuisce.
«Ricordati di fare i tagliandi.»
«Ehm… e come devo fare?»
Ride e infila la testa dentro. Indica il cruscotto con il dito.
«Quando quel numerino lì segna dei multipli di diecimila, diecimila
compreso, vai dal concessionario.»
«Ah, tutti qui? Facile allora.»
Torniamo dentro. Mamma ha passato il sabato a preparare la crostata di
mele. La divoriamo con papà che ci guarda contorcendo la bocca. Verso le
cinque, attraverso Torino con la mia macchina nuova di pacca. Piano,
piano, conserviamola integra almeno il primo giorno.
Marco
Sicheri (msicheri@hotmail.it)
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