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Nota 547 da “Chiudi gli occhi Giulia”
La danza
delle foglie. Sì, quando c’è il vento, le foglie danzano. Siano queste a
terra o ancora attaccate ai rami, non si muovono disordinate. Provano,
tentano inutilmente d’ingannarmi con i loro sussulti, ma è un flusso
troppo disciplinato per trarmi in inganno. Le vedo, le vedo chiaramente
che ballando e danzando si carezzano, si avvicinano, si sfiorano e poi
si dibattono tutte quante nella stessa direzione. Anche se distese a
terra proseguono il balletto creando dei vortici entro i quali si
rincorrono finché, stremate, si ammucchiano per riposarsi e riprendere
il balletto l’attimo successivo che il vento glielo comanda.
Potete non crederci, ma le foglie danzano. Anche i panni stesi danzano.
Se il vento non è eccessivo, le lenzuola sono bandiere e le magliette
bandierine, come quelle che riempiono la città nei giorni di festa.
L’immondizia abbandonata per le strade no. Questa non ha un movimento
armonioso. Questa imbratta e disturba chi sta invece volteggiando per la
nostra gioia.
Oltre che portare alle danze le foglie, il vento sparge i profumi e
trasporta per chilometri le essenze dei fiori e dell’erba appena
tagliata. Il vento conduce al naso il profumo del pane appena sfornato e
i sapori delle rosticcerie, delle pasticcerie e dei ristoranti. Profumi
buoni da inebriare. Purtroppo, trasporta anche gli odori della città,
quelli più cattivi, quelli che fanno storcere il naso e ci fanno pentire
di aver costruito fabbriche, automobili e tutto quello che sparge
nell’aria veleno. Ma io per prima, non sono capace di rinunciare alle
comodità che infettano l’aria. Quindi non posso lamentarmi.
Tornando alla danza delle foglie, appena sotto la finestra della camera
da letto, c’è una pianta che sta ballando. I rami presentano le foglie
nella direzione voluta dal vento, poi loro iniziano a sventolare e
dibattersi.
Bevendomi la tazza di caffè bollente, apro la finestra e mi affaccio
fuori. I capelli sono immediatamente rapiti dall’aria e, incapaci di
opporsi all'elemento, ne seguono l’impeto Il mio profumo si stacca dalla
pelle ed è trasportato per tutta la via, qualcuno lo respirerà; chissà
se mi riconoscerà. Lego i ribelli steli dietro la testa e mi accendo una
sigaretta. Soffio via il fumo che corre veloce a danzare fra le foglie.
Dopo l’ultima boccata di nicotina, afferro la borsetta e mi dirigo dal
cliente che mi aspetta per danzare.
Marco
Sicheri (msicheri@hotmail.it) |