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Nota 102
“L'ACQUA DEL FIUME”
È giugno e
accarezzo i vent’anni, quindi dovrei essere felice, spensierata e
circondata da persone quali amici e conoscenti, invece sono sola e sono
un’altra volta annoiata. Passeggio lungo il Po guadando l’acqua che
scorre lenta e gli uccelli che ci volano sopra. Sembra tutto così
semplice, così calmo. Mi chiedo se anche gli uccelli soffrono di
solitudine e di disagio esistenziale. Non sembra a guardarli e li
invidio.
Il lavoro? Non ci sono andata, non lo sopporto più. Detesto stare
rinchiusa dentro quelle insignificanti mura, mi sento costretta. Credo
d’aver bisogno di una vacanza. Ormai è quasi giugno, potrei anticipare
le ferie e andarmene via, sola. Sarebbe utile e mi aiuterebbe a
dimenticare. Dimenticare gli sguardi di mio padre, i sospiri di mia
madre, i gemiti degli uomini ed i miei di gemiti. Sì, dovrei andarmene
per un po’.
Mi poggio sul parapetto e guardo l’acqua.
Le macchine mi passano dietro e una ogni cinque suona, non a me
ovviamente, bensì fra di loro. Sono sempre tutti agitati quando sono in
automobile. Non so nelle altre città, ma qui a Torino è così. Il
semaforo non fa in tempo a divenire verde, che chi ti sta dietro ha già
la mano incastrata nel clacson per dar voce al suo corno da guerra. Se
procedi al si sotto dei quaranta chilometri orari e guardi dallo
specchietto, chi hai dietro la metà delle volte ti sta insultando con
eclatanti gesti delle mani. Se ti fermi sul bordo della carreggiata (parlo
di strade con più corsie per senso di marcia o comunque abbastanza
larghe) per una frazione di secondo perché magari devi raccogliere
qualcosa caduto sul tappetino, rischi che ti tamponino oppure che ti
aprano la portiera e t’insultino a quattr’occhi.
Troppo drastica? Forse ma oggi va così, oggi sono apatica e sono
arrabbiata con tutti. Tranne che con quegli uccelli che sfiorano l’acqua
del fiume.
Marco
Sicheri (msicheri@hotmail.it)
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