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Nota 80 da “Chiudi gli occhi Giulia”
Andare dove
lavora papà mi mette sempre in soggezione. Più di tutto, i falsi sorrisi
che mi riservano solo perché sanno che sono la figlia del padrone. Sono
certa che le donne vorrebbero criticarmi, invece fanno larghi sorrisi e
cinguettano dei “buon giorno signorina Giulia”. Irritanti come un
pettine che scorre sulla schiena… no, quello è eccitante. Irritanti come
la candeggina sulla pelle. E i maschietti? Tutti seri che rombano un
“buon giorno” mentre pensano di alzarmi la gonna e rovistare nel mio
intimo.
Supero veloce i corridoi, le stanze ed entro nell’ufficio di papà.
Adesso sì che sono davvero a disagio. Parlare con lui, dietro
quell’enorme scrivania, in quell’infinita stanza, sembra di conferire
con il capo dello stato. E lui non mi facilita certo le cose restando
serio con le mani incrociate sotto il mento e parlandomi con voce tanto
aspra.
«Grazie di aver accetto.»
Non c’è bisogno di dire grazie papà, a me piace stare con te, anche solo
per il veloce pasto di mezzogiorno.
Usciamo dal palazzo e lo prendo sotto braccio. S’irrigidisce sempre
quando lo faccio.
Magiare con mio papà è un lusso. Primo per la sua compagnia, secondo
perché lui non pranza nelle tavole calde. Non che disprezzo il cibo
delle tavole calde, anzi, la maggior parte delle volte è preferibile.
Quello che non mi piace delle tavole calde è l’odore che mi resta nei
vestiti; s’impregna quel disgustoso puzzo di fritto che mi porto dietro
per tutto il giorno. Puah! Quando posso, mi sistemo nei tavolini fuori,
ma ovvio, d’inverno è consigliabile sopportare il puzzo di fritto. Ma
con papà non si presenta questo problema. Il ristorante per i suoi pasti
è fin troppo elegante e alle volte sono morbosi i camerieri con i loro:
“Mi scusi”, “Signorina tutto bene?”, “Come posso esserle utile”.
Ci sediamo, e ancor prima di aprire bocca, ci portano un aperitivo. Papà
mi passa anche il suo.
«Questa è l’unica cosa disgustosa di questo posto. Bevi anche il mio se
ti piace.»
Certo che se mi dici così, mi passa la voglia di berlo.
Li rifiuto.
Papà ordina per entrambi e mangio, meglio dire: assaggio, la bistecca di
cavallo e mi divoro le patatine fritte, rubandone alcune dal piatto di
papà. Detesta queste cose, ma non mi dice nulla, emette solo qualche
lamento soffocato.
Il vino bianco è delizioso come le patatine. Segue il caffè e la vera
ragione dell’invito.
«Tua madre è preoccupata.»
Gioco a ripiegare il tovagliolo per non rispondergli.
«Le sigarette la fanno agitare tutto il giorno, le tue abitudini
sessuali la tengono sveglia la notte.»
Continuo a disegnare triangoli e quadrati con il tovagliolo.
Insiste: «Cosa le devo dirle?»
Rispondo senza alzare lo sguardo: «Dille che sua figlia sta seguendo le
sue passioni.»
Marco
Sicheri (msicheri@hotmail.it)
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