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Josef
Bachlechner, il Pittore di Natale
È possibile detestare
Babbo Natale? Io, francamente, l’ho sopportato finché se ne stava nei
paesi nordici e anglosassoni, o nei fumetti di Paperon de’ Paperoni
disegnati mirabilmente da Carl Barks, ma dopo la subdola e progressiva
invasione dell’Europa e dell’Italia da lui compiuta a danno di
personaggi come, ad esempio, Gesù Bambino, ho iniziato a non sopportarlo
più.
Questa rozza imitazione
del nostro San Nicolò (al quale ha rubato anche il nome, Santa Klaus) ha
fatto la sua comparsa verso la fine degli anni Settanta anche qui da
noi, e non se n’è andato più; anzi, ha preso sempre più piede, si è,
come si dice, allargato, è entrato di propotenza nelle nostre case con
la bianca barbaccia finta puzzolente di renna.
I bambini, fino a qualche
decennio fa, lasciavano sulla finestra un’ingenua letterina con le loro
richieste di doni a Gesù Bambino, che qualche volta venivano perfino
soddisfatte: da qualche anno si rivolgono al nordico e bofonchiante
grassone, visto in TV, al cinema, per le strade, nei grandi magazzini,
al più perfetto rappresentante della follia consumistica, privo del
minimo afflato di poesia. Naturalmente i commercianti facevano ottimi
affari anche nel nome di Gesù Bambino ma, pur nell’innegabile
sfruttamento commerciale, sfrontatezza e cattivo gusto rimanevano entro
limiti accettabili. Certo ci sarebbe altro da dire sulla disgraziata
commistione fra religione e affarismo, ma molti l’hanno già fatto e lo
faranno meglio di me, che qui intendo esprimere solo un chiaro fastidio
soprattutto nei confronti del cattivo gusto montante, del quale tutti
stiamo vedendo gli effetti.
Prendiamo le cartoline: le
nostre cartolerie, appena si approssima il Natale, si trasformano in
fiere del Kitsch più sfrenato. Trovare una cartolina natalizia che non
faccia sfoggio di colori sfacciati, di led luminosi, di campanellini
elettronici, dei jingle natalizi elettronici più noti e abusati diventa
un’impresa non semplice. E d’altra parte si usano tuttora le cartoline
natalizie? Oggi mandare gli auguri per posta non va più molto: telefono
cellulare e posta elettronica secondo alcuni si prestano meglio; il
primo è più vivo e immediato, la seconda permette le più divertenti
personalizzazioni, con immagini in attachment scelte a proprio
piacimento.
Ma, desiderandolo, è
ancora possibile procurarsi una cartolina davvero natalizia?
Per fortuna a Bolzano, in
qualche cartoleria, si trovano ancora, distribuiti con parsimonia,
cartoline e bigliettini che conservano il sapore del Natale: se si
compie una ricerca accurata si possono rintracciare, ad esempio, quelli
dipinti da un artista non grande, ma notevole, cha viene chiamato spesso
“il Pittore di Natale”: Josef Bachlechner.
Si tratta di un pittore e
scultore di fama abbastanza modesta, nato nel 1871 a Brunico, in Val
Pusteria, e morto nel 1923 a Hall in Tirol, in Austria.
Pare che Bachlechner,
eredidato dal nonno Anton Alois un chiaro talento per le arti plastiche
e figurative, già a quattro anni scolpisse una pecorella per il
presepio, il che gli valse più tardi la possibilità di un valido
apprendistato presso uno scultore artigiano della Val Gardena. Studiò in
una scuola d’arte di Bolzano e girò volenteroso poi il Tirolo alla
ricerca di maestri e di ispirazione: in particolare era attirato del
famoso Defregger, ma fece anche amicizia con Josef Diechtl, scultore di
modesta fama. Verso il 1890 fu anche a Roma, dove certamente qualcosa
imparò visitando i musei. Al suo ritorno conobbe finalmente Defregger e
cominciò ad essere apprezzato soprattutto, ma non solo, come scultore di
presepi ed altari, di cui troviamo esemplari in tutto il Vecchio Tirolo
e nelle regioni vicine, in chiese che non stiamo ad elencare (chi vuole
potrà visitare il sito
http://www.bautz.de/bbkl/b/Bachlechner.shtml , che cita i suoi
principali lavori ); senza allontanarci troppo da Bolzano possiamo
ammirare una sua opera di stile chiaramente neogotico (La morte di San
Giuseppe) nella parrocchiale di Marlengo, e una statua di S. Floriano in
Vicolo San Floriano, a Brunico.
Dopo la prima guerra
mondiale Josef continuò a scolpire e a dipingere avvicinandosi talvolta
allo Jugendstil ma toccando anche, come dice Nicolò Rasmo,
“”drammaticismi non adatti al suo temperamento e degeneranti in
terribilità guglielmine”; fortunatamente, tuttavia, si dedicò
soprattutto ai presepi, producendo una serie di acquarelli che furono
poi fatti conoscere e diffusi largamente sotto forma di cartoline di
Natale dalla vedova, che coltivò, anche in un libro, la memoria del
marito, e dalla commercializzazione delle cartoline ricavò discreti
profitti.
Si trova ancor oggi in
commmercio un delizioso presepio in cartoncino da ritagliare.
È in queste cartoline,
rintracciabili ancor oggi, con un po’ di fatica e di pazienza, in mezzo
a oceani di cattivo gusto, sugli scaffali delle cartolerie, che sta a
mio parere l’unica vera grandezza di Bachlechner. Il suo Gesù Bambino
così tirolese nella culla di legno dipinto, circondato da angioletti
assai poco sussiegosi che cantano e suonano, gli altri angeli in vesti
variopinte e luminose che bussano nella stellata notte blu alle porte
della povera gente, rappresentata con rispettoso realismo, o volano per
l’aria suonando il liuto sotto le finestre di un popolo stupito ed
estasiato, altri angeli ancora pieni di grazia e di colore, alle prese
con flauti e violini, bambini dai volti pieni di meraviglia e d’attesa,
sanno dare l’idea dolce ed efficace di una concezione tenera, ingenua,
molto idealizzata del Natale e dei suoi protagonisti; e ciò spiega il
successo anche commerciale di queste cartoline, che furono per decenni
un inimitabile simbolo del Natale.
Io amo molto questo
modesto pittore, e spedire una sua cartolina mi procura piacere e dolore
assieme, perché non vorrei privarmene né vorrei privare alcuno del
piacere di riceverla.
Nel dubbio, quest’anno ne
ho digitalizzata una della più belle e la spedisco via posta
elettronica.
Sempre meglio di certa
paccottiglia natalizia altoatesina, tanto famosa in tutto il mondo, che
purtroppo ha preso a modello, tradendolo, involgarendolo e
banalizzandolo, il povero Bachlechner, “Il Pittore di Natale”.
Ferruccio Cumer |