Il flusso e il
senso della vita
il bambino strillava e
piangeva,
forse non voleva
mai vivere questa vita.
Forse preferiva
rimanere
nel grembo della mamma,
al riparo dei pericoli
che già prevedeva.
Il ragazzo, invece,
esultava alla sua vita.
La vedeva bella e degna
di volerla tentare.
Nessun pericolo lo
turbava,
solo bramosia di
cercare la fortuna,
certo che infine
l’avrebbe trovata.
L’adulto vive la sua
vita
cercando di uscirne
illeso,
ben sapendo dei dolori,
delle sofferenze,
ma anche delle gioie,
intense e brevi,
che avrebbe anche
trovato.
Preso dal profitto
dimentica i suoi
vicini,
preso dalla fama
dimentica di cercare
il vero senso della sua
esistenza.
Come capire che solo
nella semplicità
del possedere nulla
può possedere tutto
quanto
la fantasia possa
offrirgli.
L’anziano che ha
cercato
e, tra i desideri e la
rinuncia,
trovato l’armonia,
non si sente né
anziano,
né adulto, né bambino.
La natura l’ha premiato
e vive la sua vita fino
alla fine,
così come allora, nel
grembo
della mamma, sapeva di
essere
al sicuro, perché
protetto.
L’anziano, che non ha
cercato
e quindi nulla ha
trovato,
temerà la fine, perché
simile
all’inizio, quando
piangeva e
invano implorava di
rimanere
nell’anticamera dei
sensi,
che ti fanno provare
gioia,
ma anche dolore.
Sono riservati solo ai
coraggiosi
e capaci di affrontare
l’impresa
che unisce l’inizio con
la fine,
senza il senso dello
spazio e del tempo,
nel quale palpitare e
tremare
nell’attendere e nel
vedere sfuggire
il proprio “IO” che,
superbo e malvagio,
non è in grado di
apprendere
il senso vero
dell’esistenza,
vuoto nella logica
della ragione,
ma colmo nelle
espressioni
dell’animo ispirato
dallo spirito.
Lorenzo Russo Gänserndorf,
26.03.05