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 TSUNAMI

 Maria Luisa Sotgiu

 

Una brezza spira lieve. Si sente un’aria tiepida

 

Il mare è calmo ed invitante. La giornata sarà divertente.

 

Piena di sole, di sabbia che è fine, a tratti luminosa;

 

di mare turchese, di pesci colorati, di palme enormi,

 

di turisti che nuotano, prendono il sole o corrono felici,

 

di barche pronte a salpare per andare nell’oceano.

 

 

Tutto è calmo, non c’è vento. Il cielo è quasi pulito,

 

solo alcune nuvolette girano pigre nel cielo: sono innocue.

 

La gente gira per le spiagge felice della vacanza in “paradiso.”

 

Tutti ignari che il  mostro sta arrivando silenziosamente.

 

A tradimento!

 

Al placido orizzonte si nota una linea bianca, un’onda grande,

 

 

quasi un cavallone a mille metri dalla riva…la linea bianca

 

si avvicina sempre più, s’ingrandisce, si alza, avanza più veloce….

 

Pare una frangia spumeggiante lungo tutto l’orizzonte.

 

Il mare intanto lentamente si gonfia, si gonfia sempre più.

 

Nessuno capisce che cosa stia accadendo, cosa avviene

 

laggiù nella linea bianca, ancora lontana dalla riva.

 

 

Qualcuno avanza sulla spiaggia in direzione della candida onda,

 

ma nessuno ancora capisce cosa stia avvenendo, perché il mare è gonfio:

 

Nessuno capisce il pericolo che sta furiosamente arrivando: perché un’onda alta?

 

L’onda intanto si avvicina sempre più, si amplia, già dietro se ne scorge un’altra.

 

E il mare retrocede e nessuno capisce cosa sta per avvenire, non sanno il perché

 

di tutti quei segnali strani, di quell’acqua spumeggiante che avanza a tutto spiano

 

 

Non è un cavallone, questo l’hanno  capito in tanti, subito il mare retrocede.

 

No, l’onda avanza sempre di più, veloce, altissima, incombente, sempre più alta

 

Sempre più rumorosa, sempre più minacciosa, sempre più distruggitrice.

 

Scaraventa tutto ciò che trova sotto di sé, butta tutto di qua e di là, come per farsi largo.

 

Tutti urlano, fuggono il più lontano possibile si riparano all’interno delle case dove possono.

 

 

 

Intanto il mare “esce dagli argini” come un fiume in piena: è  tsunami, “l’onda del porto”.

 

La chiamano così i giapponesi che sono dolci nella lingua. Tsunami , un nome che

 

 si scioglie in bocca. Un amabile suono che fa pensare a una fascinosa geisha intenta

 

a  intrattenere, con le sue arti, qualche bell’ufficiale americano in una casa da tè nella

 

luna d’agosto…invece è violenza, spavento, orrore, morte, distruzione.

 

MLS ( gennaio 2005)

 

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