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  I miei viaggi ad Almaty, Kazakhstan

 

Alma-Ata, Almaty per gli internazionali, e’ detta anche ‘Succo di mela’ a causa delle mele gigantesche (come le nostre angurie) che crescevano negli alberi fino a poco tempo fa. Siamo al confine con la Cina e la Mongolia, ai piedi dell’Himalaya. Quando apri le finestre al Regent Hotel, si stagliano davanti le ripide e meravigliose vette che raggiungono i 6000 metri, e ti tolgono il respiro. Alma-Ata, nome che evoca una donna dolce e sensuale (come sempre mi ripete il mio cliente kazako quando mi accompagna a ristoranti e mi racconta il ‘suo’ Kazakhstan), e’ una cittа' grande che non riesco a definire russa, nonostante lo sia stata fino a poco tempo fa. Alma-Ata e’ una via di mezzo tra i soviet e Las Vegas, un magico incontro-scontro di culture agli antipodi. Non posso definirla ‘bella’. Tutt'altro. La personalitа di Almaty e’ in fase di definizione. Speriamo esca il meglio.

Ho attraversato la cittа in taxi molte volte, sono passata vicino a una Tour Eiffel fuori luogo e a delle favelas, altrettanto fuori luogo. Spesso ho avuto la sensazione di essere in un posto artificiale, poiche’ si percepisce chiaramente la lotta interiore della cittа' e dei suoi abitanti di lasciarsi alle spalle il passato russo, e di catapultarsi nel futuro piu’ moderno. Ma quale futuro? Imitazione  di Parigi, Las Vegas, Vienna? Questo e’ ancora da definire. Fatico pero’a vedere una linea ‘kazaka’ sgombra da interferenze culturali euro-americane. Ci sono tante etnie, e le donne piu’ belle che io abbia mai visto, con tratti orientali su fisici europei.

Le strade sono ampie e con poco traffico, sia con la temperatura a –20 e il ghiaccio che impedisce perfino di attraversare la larga strada, sia con 30 gradi. In assoluto, la cosa che piu’ mi ha lasciata perplessa, ma piena di stima, e’stata la parata di ritratti al teatro di Alma-Ata. Come in un  Campidoglio, le pareti riportavano i ritratti di tutte le celebritа' Kazake. Erano tanti ritratti stile ‘Monna Lisa’ con gli occhi a mandorla e i colori sgargianti. Sembravano i ritratti della famiglia Simpson cinese. Subito, ho riso, e mi e’ parsa ridicola quella ostentazione di un’arte che per noi e’ inguardabile. Poi, ho capito l’importanza. E’ la riscossa da un passato opprimente e di uguaglianza, dove non si poteva primeggiare. E alcune persone invece meritavano di primeggiare, per cultura e formazione professionale. Il tutto in pochi anni.

Non ho frequentato persone di  un’etа oltre i 40, o sotto i 20, e sono rimasta nella zona sociale ‘alta’ di Alma-Ata, a causa del mio lavoro 'modaiolo', pertanto posso solo descrivere l’impressione che mi ha fatto la ‘generazione giovane e ricca’:
siamo in un mondo lontano da noi, ma lontano anche dalla Cina e dall’America. Mi e’ parso non ci fosse una classe interedia, come in America, e come in tutti i paesi dove tutto si e’ sviluppato troppo velocemente.
Siamo in un punto di passaggio tra la storia e il futuro, in un punto dove il taglio e’ netto e la voglia di recuperare il tempo perduto e’ forte. Troppo forte.

La zona di Alma-Ata e’ zona di popoli nomadi, niente risale a tanti anni fa, nemmeno la terribile cucina. (Non sono riuscita a tenere un pasto intero nello stomaco a causa della sua pesantezza, e io non sono delicata). I ristoranti tipici propongono cucina Uzbeka, non Kazaka, perche’ la cucina Kazaka di per se’ non esiste. E’ fatta di patate, pomodori, carne di cavallo e di cammello. Ma non ordinate una bistecca di cammello, giа e’ pesante di suo, in piu’viene ‘addolcita’ con panna acida che non si digerisce neanche dopo 15 giorni. Mangiate piuttosto gli uccellini, piccoli passerotti canterini, serviti in un bagno di gelatina di senape, e cipolla cruda coperta di paprika rossa. Tremendo a dirsi, ma di piu’ facile digestione, e se non dovete baciare nessuno e’ perfino sopportabile.

 

Anna Bianchini

 

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