indice | chi siamo | scriveteci | sondaggi | immagini | storie |associazioni | links | rassegna stampa | cronaca| politica

 

 


 

 

 GerenzanoForum
Via Fagnani 38
21040

Gerenzano (VA)
 
E-mail:

postmaster @gerenzanoforum.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL “MIO” NATALE

Il ricordo dei Natali della mia infanzia è sepolto nelle memorie lontane nel tempo, insieme ai cieli stellati ed al profumo dell’erba tagliata, dell’inchiostro nel calamaio e della polvere delle strade nell’afa di luglio.

Il rito natalizio, a casa nostra, iniziava il 7 dicembre, con l’arrivo di Sant’Ambros che lasciava sul comodino di legno scuro un mandarino, una mela ed un regalino (ma piccolo piccolo, una scatolina di pastelli o un libricino).

A casa nostra era proibito addobbare l’albero e fare il presepe sino alla vigilia di Natale, quando papà, con gesti antichi e per noi un po’ “misteriosi”, andava a prendere le scatole di cartone ed a recuperare il pino, mentre io e mia sorella, imbacuccate nei vestiti pesanti, andavamo alla murèla, un muro centenario in fondo al giardino, a raccogliere il folto muschio da mettere nel vaso.

E poi iniziava la festa.... piano piano, dalle scatole di cartone uscivano le “palle” che noi conoscevamo a memoria: quella bianca, con tanti granellini che parevan di zucchero, quella blu, tanto delicata, quelle di stoffa che erano brutte ma non si rompevano, ed infine il vecchio e familiare uccellino senza coda; e poi ancora i fili argentati, le luminarie a forma di campanelle, la punta un po’ sfondata e che rimaneva sempre storta.

E poi il presepe, con le consumate statuine di gesso, due asini e due Madonne, Valentino e Valentina; questi ultimi due altro non erano che stranissimi pupazzetti di plastica rossi e blu che lo zio Pepino aveva portato a casa dalla sua prima vacanza a Cattolica (che allora era tanto lontana quanto oggi le Maldive); se li avvicinavi, si baciavano, grazie ad una calamita che, ovviamente, si era rotta dopo due giorni.

Valentino e Valentina, e tutte le altre statue, migravano in continuazione, perché io e mia sorella non eravamo capaci di star lontano da quel mondo magico, con il lago (uno specchietto da borsetta), la strada di ghiaia bianca e la stella cometa che non si accendeva perché ci voleva una pila speciale.

Tutti gli anni Marica ed io ci riproponevamo di restare sveglie l’intera notte per vedere finalmente Gesù Bambino che ci portava i doni; ma verso le dieci gli occhi si chiudevano e mentre la televisione (un grosso mobile marrone che troneggiava in fondo alla stanza), mandava carole natalizie, iniziava il “rito speciale di Natale”: mamma accostava le enormi poltrone di bouclè bordò e noi ci stendevamo, vicine vicine, e dormivamo attendendo il ritorno dei parenti dalla messa di mezzanotte. Poi si stappava lo spumante e si mangiava il panettone Motta, scambiandosi gli auguri e ridendo di un nonnulla. La casa era aperta agli amici, alla guardia notturna, al Luigi e alla Rosita che passavano per tornare a casa e bussavano alla finestra che si affacciava direttamente sulla strada: “Auguri a tutti!”. La nostra, allora, era una modesta casa “lombarda”, ma quanta allegria e gioia di vivere aleggiava fra quelle mura!

E a Natale... festa grande! La mia nonna Talina, nata il 25 dicembre, fino alla sua morte aveva riunito alla sua tavola figli e nipoti, ogni anno un po’ più stretti e ogni tanto un volto nuovo, un fidanzato o una fidanzata aggregati alla “grande famiglia”.

All’appello mancava regolarmente mio papà che, noto “tiratardi” si fermava sempre a chiacchierare con parenti e amici e arrivava poi di soppiatto, magari con un’ora di ritardo e con una scusa sempre più inverosimile.

E’ bello ricordare quel tempo, oggi che, come formichine impazzite, ci aggiriamo nei negozi e supermercati alla ricerca di regali costosi e ricercati; i miei ricordi del Natale non sono legati ai regali (neppure mi ricordo quelli dello scorso anno!), ma sono frammenti di risate, discorsi, profumi, presenze e tradizioni: di legami in confronto ai quali l’acciaio è plastilina, legami che resistono al tempo, alle traversie ed alla morte, legami di vita vissuta.

Luisa Vignati

I DOLCETTI DELL'AVVENTO

LA CORONA DELL'AVVENTO

AVVENTO

IL PRESEPE

RICORDI DI NATALE

SANKT_NIKOLAUS e KRAMPUS

Klöckeln

Torna a Poesie